Agrcoli: differimento del termine di presentazione delle domande di esonero

Si forniscono precisazioni sul differimento del termine di presentazione delle domande di esonero per le imprese appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole.

A favore delle imprese appartenenti alle filiere agrituristiche, apistiche, brassicole, cerealicole, florovivaistiche, vitivinicole, anche associate ai codici ATECO 11.02.10 e 11.02.20, nonché dell’allevamento, dell’ippicoltura, della pesca e dell’acquacoltura, è riconosciuto l’esonero straordinario dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali a carico dei datori di lavoro, dovuti per il periodo dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche.
Ai sensi dell’articolo 222, comma 2, del DL n. 34/2020, ferma restando l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche, l’esonero straordinario dal versamento dei contributi previdenziali e assistenziali è riconosciuto per la sola contribuzione a carico dei datori di lavoro dovuta per il periodo dal 1° gennaio 2020 al 30 giugno 2020.
L’agevolazione contributiva è riconosciuta dall’INPS in base alla presentazione delle domande da parte delle imprese.
Ciò premesso, con circolare n. 57 del 12 aprile 2021, l’Istituto ha precisato che, per accedere al beneficio i datori di lavoro devono presentare la relativa istanza entro trenta giorni dalla data di pubblicazione della medesima circolare (termine di presentazione delle istanze 12 maggio 2021), utilizzando il modulo “Esonero Art. 222 DL 34/2020” disponibile nel “Portale delle Agevolazioni” (ex “DiResCo”), sul sito istituzionale www.inps.it.
Considerata la necessità di semplificare la procedura di autorizzazione dell’esonero e di adeguare conseguentemente le dichiarazioni certificative dei richiedenti con riferimento a quanto condiviso dall’Istituto con il Ministero delle Politiche agricole, alimentari e forestali e il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali, nei prossimi giorni sarà sospesa la disponibilità del modulo “Esonero Art.222 DL 34/2020”.
Pertanto, verrà comunicata la data di disponibilità del nuovo modulo e il periodo ulteriore per la presentazione delle istanze. Saranno poi specificati i casi particolari in cui i contribuenti che hanno già presentato la domanda dovranno presentarne una nuova.

Indebito previdenziale e richiesta di ripetizione

La disciplina dell’indebito previdenziale di natura non pensionistica va ricercata esclusivamente nell’art. 2033 c.c., secondo cui, chi a eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in malafede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno della domanda (Cassazione, sentenza n. 10274/2021).

Nella specie, una Corte d’appello territoriale ha confermato la pronuncia di primo grado che aveva condannato l’INPS a restituire a un lavoratore l’importo dei permessi retribuiti in quanto portatore di handicap di cui aveva goduto nel periodo agosto 2009 – agosto 2011, a seguito di autorizzazione dell’Istituto poi revocata per accertato difetto della condizione di gravità, e il cui importo l’assicurato aveva rifuso al proprio datore di lavoro, che ne aveva fatto anticipazione.
La Corte, in particolare, ha ritenuto che la prestazione oggetto della richiesta di ripetizione avesse natura assistenziale e fosse pertanto sottratta alla regola generale dell’art. 2033 c.c.. (secondo cui, chi a eseguito un pagamento non dovuto ha diritto di ripetere ciò che ha pagato. Ha inoltre diritto ai frutti e agli interessi dal giorno del pagamento, se chi lo ha ricevuto era in malafede, oppure, se questi era in buona fede, dal giorno della domanda”.
Con ricorso in Cassazione, l’Inps denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 2033 c.c. e 3, L. n. 104/1992, con riferimento agli artt. 43, comma 1, e 79, comma 1, D.Lgs. n. 151/2001, per avere la Corte di merito ritenuto che la prestazione oggetto di ripetizione fosse sottratta alla disciplina generale dell’indebito oggettivo, sebbene si tratti di prestazione previdenziale di natura non pensionistica.
Inoltre, il ricorrente lamenta violazione degli artt. 12 e 14 prel. c.c., in relazione alle disposizioni di legge che disciplinano le prestazioni assistenziali, giacché, anche a voler ritenere che la prestazione in questione abbia natura assistenziale, la Corte territoriale avrebbe erroneamente applicato alla fattispecie la disciplina dell’indebito propria delle prestazioni corrisposte agli invalidi civili.
Orbene, come affermato dall’Inps, l’indennità economica correlata ai permessi fruiti ex art. 33, L. n. 104/1992, costituisce prestazione di natura previdenziale, non già – come ritenuto dalla sentenza impugnata – assistenziale: ne fa fede l’art. 79, D.Lgs. n. 151/2001, il quale espressamente prevede il pagamento a carico dei datori di lavoro di uno speciale contributo «per la copertura degli oneri derivanti dalle disposizioni di cui al presente testo unico relativi alle lavoratrici e ai lavoratori con rapporto di lavoro subordinato privato», tra i quali, appunto, spicca «l’indennità, a carico dell’ente assicuratore, pari all’intero ammontare della retribuzione relativa ai riposi e permessi medesimi» (art. 43, d.lgs. n. 151/2001, che ha riprodotto in parte qua l’art. 33, comma 4, I. n. 104/1992).
È poi indiscutibile che la prestazione previdenziale in questione non abbia natura pensionistica: essa infatti è corrisposta in dipendenza di una speciale situazione di bisogno che concerne il portatore di handicap grave nello svolgimento della sua attività lavorativa.
Pertanto, i Giudici di legittimità ritengono che, l’unica deroga che al normale regime della ripetibilità dell’indebito è dato riscontrare nella materia previdenziale è costituita dal disposto dell’art. 52, L. n. 88/1989, secondo il quale, pur potendo «le pensioni a carico dell’assicurazione generale obbligatoria per l’invalidità, la vecchiaia ed i superstiti dei lavoratori dipendenti, delle gestioni obbligatorie sostitutive o, comunque, integrative della medesima» essere «rettificate dagli enti o fondi erogatori, in caso di errore di qualsiasi natura commesso in sede di attribuzione, erogazione o riliquidazione della prestazione», tuttavia, «nel caso in cui, in conseguenza del provvedimento modificato, siano state riscosse rate di pensione risultanti non dovute, non si fa luogo a recupero delle somme corrisposte, salvo che l’indebita percezione sia dovuta a dolo dell’interessato».
E poiché, nella specie, non si verte in materia di indebito pensionistico, non può che ribadirsi anche con riguardo all’indennità per cui è causa il consolidato principio secondo cui, essendo l’art. 52, L. n. 88/1989, norma eccezionale ed insuscettibile di interpretazione analogica, la disciplina dell’indebito previdenziale di natura non pensionistica va ricercata esclusivamente nell’art. 2033 c.c. (così, sia pure con riferimento alla diversa prestazione previdenziale dell’indennità di mobilità, v. da ult. Cass. n. 31373 del 2019); non senza ricordare che la diversità tra le due situazioni è stata ritenuta da Corte cost. n. 198 del 1991 tale da giustificare la differenziazione dei relativi trattamenti.

INPS: chiarimenti sull’onere di riscatto con il sistema contributivo

Si forniscono indicazioni sui casi in cui gli oneri da riscatto, che per il sistema di calcolo della pensione applicabile e la collocazione temporale dei periodi andrebbero determinati con il criterio della riserva matematica, sono invece calcolati con il criterio del calcolo a percentuale per effetto dell’esercizio delle facoltà che comportino la liquidazione della pensione esclusivamente con il sistema di calcolo contributivo.

L’Inps ha chiarito che l’onere di riscatto deve essere determinato secondo il criterio del calcolo a percentuale, allorquando la liquidazione della pensione debba avvenire esclusivamente con il sistema contributivo. Tale previsione si riferisce, pertanto, a tutte le tipologie di riscatto (ad esempio, riscatto lavoro all’estero, riscatto periodi corrispondenti all’astensione facoltativa fuori dal rapporto di lavoro, riscatto corso di studi universitario ecc.) il cui onere, in mancanza dell’esercizio delle facoltà che comportino la liquidazione della pensione esclusivamente con il sistema contributivo, sarebbe stato determinato con il criterio della riserva matematica in considerazione del sistema di calcolo della pensione applicabile e della collocazione temporale del periodo da riscattare.
Per i riscatti effettuati con le modalità del calcolo a percentuale, la rivalutazione del montante individuale dei contributi, disciplinato dalla legge n. 335/1995, ha effetto dalla data della domanda di riscatto, al pari di tutti gli altri riscatti di periodi che si collochino nel sistema contributivo.
La modalità di calcolo dell’onere con il criterio a percentuale cosiddetto “agevolato” si applica solto al riscatto del corso universitario di studi da valutare nel sistema contributivo. Pertanto, nel caso in cui il corso di studi si collochi temporalmente nel periodo da valorizzare ai fini del calcolo della pensione, in parte con il sistema retributivo e in parte con il sistema contributivo, l’onere di riscatto è quantificato utilizzando le seguenti due modalità:
1. per i periodi che si collochino nel sistema di calcolo retributivo della pensione, si utilizzerà il metodo della riserva matematica;
2. per i periodi che si collochino nel sistema di calcolo contributivo della pensione, si utilizzerà il metodo di calcolo a percentuale, applicando il criterio scelto dall’interessato tra quelli di seguito indicati:
B.1) retribuzione assoggettata a contribuzione nei dodici mesi meno remoti rispetto alla data della domanda e aliquota contributiva di finanziamento vigente nel regime ove il riscatto opera alla data di presentazione della domanda;
B.2) livello minimo imponibile annuo moltiplicato per l’aliquota di computo delle prestazioni pensionistiche dell’Assicurazione Generale Obbligatoria per i lavoratori dipendenti.
Per effetto dell’esercizio di una delle facoltà che consentono di calcolare la pensione esclusivamente con il sistema contributivo, anche per il periodo di cui alla lettera A, l’onere del riscatto verrà determinato in base alle modalità di cui alle precedenti lettere B.1) o B.2), secondo la scelta dell’interessato.
L’opzione per il sistema contributivo può essere esercitata nel corso della vita lavorativa o contestualmente alla domanda di pensione ed è subordinata al perfezionamento dei seguenti requisiti contributivi:
a) meno di 936 settimane (pari a 18 anni) al 31/12/1995;
b) almeno 780 settimane (pari a 15 anni) di cui almeno 260 settimane (pari a 5 anni) dal 1° gennaio 1996;
c) almeno un contributo anteriormente al 1° gennaio 1996.
La liquidazione del trattamento pensionistico esclusivamente con le regole del sistema contributivo è comunque concessa a coloro che possono far valere un’anzianità contributiva di almeno 18 anni al 31 dicembre 1995, a condizione che abbiano esercitato il diritto di opzione entro il 1° ottobre 2001. L’accertamento dei predetti requisiti contributivi va effettuato tenendo conto dei criteri di valutazione previsti per il diritto a pensione dalle gestioni pensionistiche nelle quali si fa valere la contribuzione necessaria per l’opzione, al momento del suo esercizio.
Al fine di definire la domanda di riscatto, è necessario individuare il sistema di calcolo applicabile e accertare la sussistenza dei requisiti contributivi di cui alle precedenti lettere da a) a c), secondo i seguenti criteri.
Nei casi in cui l’interessato eserciti la facoltà di opzione al sistema contributivo nel corso della vita lavorativa, occorre distinguere le seguenti fattispecie:
– se la facoltà di opzione è stata esercitata prima della presentazione della domanda di riscatto: i periodi da riscattare non rilevano ai fini della verifica della permanenza dei requisiti contributivi di cui alle lettere da a) a c) perfezionati e accertati alla data di presentazione della domanda di opzione accolta;
– se la facoltà di opzione è esercitata contestualmente alla presentazione della domanda di riscatto: i periodi da riscattare rilevano ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti contributivi di cui alle precedenti lettere da a) a c;
– se la facoltà di opzione è esercitata successivamente alla presentazione della domanda di riscatto: la domanda di riscatto è definita secondo le regole ordinarie, con riferimento alla data di presentazione della domanda stessa (criterio della riserva matematica per periodi che si collochino nel sistema retributivo). I periodi già acquisiti alla data di esercizio della facoltà di opzione – compresi quelli con riferimento ai quali, alla medesima data, è stato versato il relativo onere di riscatto – rilevano ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti contributivi di cui alle precedenti lettere da a) a c). Il sistema di calcolo ordinario applicato per determinare l’onere del riscatto – diversificato a seconda del sistema di calcolo della pensione applicabile e della collocazione temporale dei periodi da riscattare – se versato in tutto o in parte, non può essere rideterminato a seguito dell’esercizio della facoltà di opzione; infatti, detto esercizio non può essere interpretato come rinuncia alla domanda di riscatto in corso, in quanto la prestazione di riscatto presenta una causa autonoma e non riconducibile alle finalità dell’opzione.
Nei casi in cui l’interessato esercita la facoltà di opzione al sistema contributivo al momento del pensionamento e contestualmente presenti domanda di riscatto: i periodi da riscattare rilevano ai fini della verifica della sussistenza dei requisiti contributivi di cui alle precedenti lettere da a) a c). Il sistema di calcolo applicabile per determinare l’onere del riscatto è quello a percentuale – su richiesta “agevolato” se il riscatto riguarda il corso universitario di studio – anche con riferimento ai periodi che si collocano antecedentemente al 1° gennaio 1996. Le modalità di pagamento dell’onere del riscatto sono diversificate (unica soluzione o rateizzazione) a seconda della gestione previdenziale nella quale sono accreditati i periodi da riscattare.
Laddove sia esercitata l’opzione per il sistema di calcolo contributivo della pensione, al fine di avvalersi dei criteri di calcolo a percentuale dell’onere di riscatto, non può operare l’esclusione dal massimale contributivo prevista dall’articolo 21 del DL n. 4/2019, convertito dalla legge n. 26/2019. Difatti, la deroga di cui al citato articolo 21 si riferisce solo ai soggetti che siano iscritti a far data dal 1° gennaio 1996 e non può essere estesa a coloro che abbiano intenzionalmente optato per il sistema contributivo. In questi casi, continuerà pertanto ad applicarsi il massimale annuo della base contributiva e pensionabile, con effetto sui periodi contributivi e sulle quote di pensione successivi alla data di esercizio dell’opzione al sistema contributivo.
La domanda di opzione al sistema contributivo è presentata, in via telematica dal portale dell’Istituto www.inps.it, con inserimento di PIN e codice fiscale (a decorrere dal 1° ottobre 2020 l’Istituto non rilascia più nuovi PIN), SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale) almeno di Livello 2, CNS (Carta Nazionale dei Servizi) e Carta di identità elettronica 3.0, seguendo il percorso: “Prestazioni e servizi” > “Servizi” > “Domanda di prestazioni pensionistiche” > “Nuova prestazione pensionistica”, e attivando il successivo sottomenu “certificazioni” > “diritto a pensione” > “opzione contributivo”.
Le domande di riscatto sono invece presentate telematicamente attraverso il percorso ordinario a ciò dedicato.
Con il pagamento dell’onere di riscatto, che rende irrevocabile l’opzione al sistema contributivo, la certificazionepresente sul Fascicolo elettronico del pensionato (FELPE) sarà aggiornata con la funzione “Irrevocabilità opzione L.335” del menu “Gestione”.